Giornata della Memoria 2021

Una rappresentanza delle classi Quinte del nostro Istituto, accompagnate dal Dirigente Scolastico, prof. Piergiorgio Sartori, e dalla Vicaria, ins. Giovanna Izzo, hanno partecipato alla commemorazione della “Giornata della Memoria” presso il Parco di via Po dedicato alla memoria del piccolo Sergio De Simone.

“È un gran miracolo che io non abbia rinunciato a tutte le mie speranze, perché esse sembrano assurde e inattuabili. Le conservo ancora, nonostante tutto, perché continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo.”

Anna Frank

 

Video della Memoria (clicca qui)

 

La storia…

Sergio De Simone

Sergio era un bambino che viveva serenamente la sua vita: la mamma era una signora ebrea di origine yugoslava, mentre il papà era un militare italiano. Durante il periodo in cui il papà era in missione, la mamma decise di rifugiarsi presso la propria famiglia in Yugoslavia, per evitare le persecuzioni razziali verso gli ebrei in atto in Italia proprio in quegli anni.  Purtroppo la follia delle persecuzioni raggiunse anche quella terra e il piccolo Sergio, la sua mamma ed altri loro parenti, vennero deportati nei campi di concentramento in Germania. I piccoli vennero separati dagli adulti, perciò Sergio finì nella baracca dei bambini con le due sue cuginette, Andra e Tati. Durante una di quelle tante notti,  furono avvisati da una donna ufficiale dell’ esercito tedesco, apparentemente severa ed intollerante, ma in realtà molto premurosa nei loro confronti, di non rispondere ad alcuna domanda che, il giorno dopo, un medico avrebbe fatto loro. Infatti il giorno successivo un uomo in divisa fece loro delle domande. Le cuginette riuscirono a resistere alla tentazione di rispondere, mentre il piccolo Sergio, quando l’uomo disse: “Chi vuole vedere la sua mamma faccia un passo avanti” non fu capace di capire il tranello (aveva solo 8 anni) e, insieme ad altri 19 bambini, si fece avanti. Questi poveri 20 bimbi vennero portati in una ex-scuola, utilizzata da un medico squilibrato come campo di concentramento-ospedale. Tra queste mura tutti i ragazzi furono sottoposti ad esperimenti medici assai dolorosi, con lo scopo di trovare una cura contro la tubercolosi (malattia dei polmoni che allora era assai diffusa e faceva molte vittime). Il medico non riuscì a scoprire alcuna cura valida e, per evitare che il mondo venisse a conoscenza delle atrocità commesse su quelle povere creature, finì per ucciderle tutte proprio qualche giorno prima della fine della guerra. Nascose negli scantinati della scuola tutta la documentazione relativa ai suoi esperimenti sui bambini e sparì. Si rifugiò, sotto falso nome, in un altro paese, continuando a fare il medico per molti e molti anni, finché non venne riconosciuto da un ex-deportato (anche grazie alla sua andatura claudicante), processato e condannato. La mamma di Sergio  al contrario di suo figlio si salvò e, una volta a casa, trovò suo marito vivo ed in buona salute. Passarono tutta la vita alla ricerca del piccolo Sergio. La mamma rimase sempre convinta che non fosse possibile far del male ad una creatura innocente,  quindi sperò fino alla fine che Sergio si trovasse in cura da qualche famiglia tedesca. Nemmeno quando (durante la ristrutturazione della scuola-lager non molti anni fa) furono trovati i documenti che parlavano degli esperimenti fatti anche su Sergio, la mamma ha voluto credere nel tragico destino. Poco dopo la fine della guerra, i genitori di Sergio ebbero un altro figlio: Mario. Tutta questa triste storia è stata raccontata più di 10 anni fa da un giornale e così una maestra del nostro Istituto Comprensivo ed i suoi alunni, dopo un’ accurata ricerca,  hanno proposto alle istituzioni di dedicare a Sergio (unico bambino italiano di quel gruppo), una via, una piazza o, meglio ancora, un parco giochi,  come avvenne in Germania quando vennero dedicata alle piccole vittime di quel tragico le vie attorno alla scuola-lager. Non distante dalle scuole “T. Lenotti” c’era un parco giochi privo di   nome, pertanto si pensò di dedicarlo a Sergio e a tutti i bambini vittime della violenza. Alla cerimonia di inaugurazione, oltre agli alunni con la loro maestra e alle autorità cittadine, erano presenti anche Mario De Simone e le due cugine che si erano salvate.

Il parco di via Po

Nell’anno scolastico 1995/1996 le classi Quinte della scuola Primaria “Tullio Lenotti”, mentre realizzano un dossier sui diritti dell’infanzia, vengono casualmente a conoscenza di un articolo scritto dal giornalista Annibale Paloscia e pubblicato sul settimanale “Avvenimenti”, in cui si parla della commovente storia di venti bambini ebrei prima torturati e poi uccisi nello scantinato di una scuola amburghese. Gli alunni veronesi, guidati dalla propria insegnante Maria Pia Priolo, approfondiscono la vicenda con ricerche in ogni direzione. Scrivono ad Amburgo, sfogliano giornali, prendono contatti con le comunità ebraiche veronese, romana e napoletana e alla fine riescono anche a conoscere i parenti di uno di quei piccoli martiri, Sergio De Simone: il fratello nato dopo la guerra e una cugina sopravvissuta. Riescono a mettere insieme una vera e propria biografia, ma il loro lavoro non finisce lì. Profondamente scossi per la fine di Sergio che a sette anni fu torturato e poi ucciso, hanno voluto fare qualcosa perché la sua giovane vita potesse essere ricordata. Hanno scritto alla IV Circoscrizione di Verona, informandola del lavoro svolto e l’hanno invitata a sostenerli nella richiesta al Comune di Verona per intitolare il parco giochi del loro quartiere al piccolo Sergio, povera vittima della follia umana.

Il 25/06/1996 il parco viene inaugurato ed intitolato a Sergio De Simone.